L’esposto
che segue riguarda le attività illecite di eBay e Paypal ed è stato inviato a:
Antitrust, Garante della Privacy, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni,
Procura della Repubblica di Milano e Banca d’Italia.
Su
internet opera, in regime di totale monopolio, un gestore mondiale di aste
online molto noto e utilizzato anche in Italia: si tratta di “eBay” -
www.ebay.it - con sedi in luoghi impraticabili per gli utenti italiani, ovvero
Lussemburgo (sede ufficiale per l’Italia, eBay Europe S.a.r.l., 15 rue Notre
Dame, L - 2240), Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera ecc. La sede italiana di
eBay risulta in via Fabio Filzi 25, a Milano, ma è una sede-fantasma. Tuttavia
eBay non è una società-fantasma, ma una srl di diritto italiano. Se quindi un
utente italiano ha la necessità per es. di contattare eBay per un’asta
truccata, non sa dove né a chi telefonare o scrivere, a parte un inutile form
online. Le aste, come denunciato anche dalla stampa inglese, vengono truccate
con estrema facilità, senza che la stessa eBay intervenga.
Lo scrivente, dopo essersi registrato (sia su eBay che su Paypal) e dopo aver operato per un anno insieme ad alcuni suoi collaboratori, ha individuato svariati abusi, presumibilmente in contrasto con il codice penale italiano e la normativa italiana sulla privacy, lo spamming, l’abuso di posizione dominante, il conflitto d’interessi, le norme valutarie e/o bancarie ecc.
In
particolare il sottoscritto vuole evidenziare che, in una situazione di
monopolio come quella denunciata, le decisioni e le regole imposte da eBay agli
iscritti risultano vessatorie e basate sul principio del “prendere o
lasciare”; eBay esercita sui
propri clienti un potere di vita e di morte che travalica persino lo strapotere
di un monopolista. E’ eBay l’unica interprete del proprio regolamento, un
regolamento che cambia fluidamente, di comunicato in comunicato, piegandosi ora
ad un esigenza, ora ad un'altra, senza dare spiegazioni serie a nessuno. E
se un utente vuole reclamare per un disservizio o ha la necessità di chiedere
chiarimenti, nei siti italiani di eBay e Paypal non trova né un indirizzo
email, né un indirizzo di posta ordinaria, né un numero di telefono, né il
nome di un responsabile e/o referente. Sulle irregolarità di Paypal esiste
ampia documentazione in www.paypalwarning.com.
Gli
abusi più rilevanti che si incontrano nelle aste online di eBay sono i
seguenti.
1)
Privacy - Chiunque, con un semplice click (per es. se s’aggiudica un
oggetto), può entrare in possesso dei dati personali di altri utenti: il
rischio è che vengano utilizzati per attività illecite. E’ sufficiente che
si registri con dati fasulli e neppure si aggiudichi l’asta, ma faccia solo
un’offerta (che può ritirare), perché eBay gli invii tutti gli estremi del
venditore, tramite la richiesta delle informazioni di contatto. Se un utente non
concede l’addebito automatico delle tariffe sulla carta di credito usata
all’atto dell'iscrizione, il numero della carta viene comunque salvato su
file, infatti al momento del pagamento vengono mostrate in chiaro le ultime 4
cifre. E se un utente protesta e chiede la cancellazione dei propri dati, eBay
risponde (se risponde) che non è possibile perché i dati restano a sua
disposizione per 5 anni
2) Domande, risposte
- Le risposte alle proteste degli utenti sono quasi sempre preconfezionate. Le
rare volte in cui la risposta è apparentemente personalizzata, il dipendente di
eBay che la sottoscrive ha sempre un nome diverso o fittizio, per cui il
problema irrisolto rimane tale e le spiegazioni sono contraddittorie, insensate,
come se le domande non fossero lette, come se chi risponde fosse un robot. Non
si capisce perché gli utenti debbano continuare a pagare tariffe tra le più
costose al mondo per servizi inesistenti.
3) Contraffazioni -
Molte aste sono invase da materiale contraffatto che eBay non controlla e non
blocca, se non dopo ripetute delazioni (se vengono lette). La maggior parte di
questo materiale è proposto da cittadini cinesi che inviano illegalmente mail
spam agli utenti di eBay, senza che quest’ultima impedisca o denunci il fatto.
Ovviamente le possibilità che l’utente ingannato possa recuperare la somma
spesa per l’oggetto contraffatto sono nulle. Lo stesso discorso vale per le
truffe, ovvero gli oggetti acquistati e mai inviati agli acquirenti. Alcuni
utenti per es. hanno segnalato ad eBay un venditore di macchine fotografiche
digitali che, pur ricevendo il denaro in anticipo, non spedisce la merce; ma
eBay non fa niente per fermarlo. Il finto venditore, intanto, continua ad
operare e a danneggiare gli acquirenti.
4) Pulitori - E’ il
capitolo più delicato. I Pulitori sono utenti che operano su eBay attaccando
altri membri. La loro tecnica consiste nell’eseguire segnalazioni di massa o
aggiudicarsi oggetti con falsi nomi, ovviamente senza procedere all’acquisto,
allo scopo di danneggiare gli iscritti. Il loro fine è essenzialmente quello di
creare il panico tra gli utenti di eBay per averne il controllo: è
un’operazione estremamente sofisticata di “white collars” e “insiders”
(colletti bianchi e impiegati) che commettono illeciti informatici all’interno
della loro azienda, o di “cyberstalking” (terrorismo psicologico), messa in
atto da personaggi che rispondono a nomi quali: elzagor, ilpulitore, gionnisan,
vibertisandro, sceriffopulitore, seisolounladro, watchme0003, seguro2005,
werty3195, gerome9716, vongolo2005, elzagorstrikes ecc. Il Capo dei Pulitori si
chiama “increeedibile”, è lui l’anello di congiunzione tra il sito
ufficiale di eBay e quello parallelo. I Pulitori hanno anche il compito di far
aumentare gli introiti di eBay, eliminando concorrenti potenzialmente pericolosi
ed incrementando il numero degli iscritti, che in realtà sono utenti cancellati
da eBay o autocancellatisi che si registrano nuovamente: più iscritti ci sono,
più salgono le quotazioni di eBay. I pulitori fanno anche azione di hackeraggio,
inviando agli utenti mail-trappola identiche a quelle di eBay per ricavare nome
utente e password, al fine di intervenire nelle aste per proporre offerte
fasulle e costringere i venditori a protestare con eBay, che poi cancella loro
le aste. Guarda caso, queste forme di disturbo si verificano quando il venditore
non indica come mezzo di pagamento obbligatorio Paypal che, com’è risaputo,
appartiene ad eBay. La cancellazione dell’asta genera un legittimo sospetto di
irregolarità della stessa e, nel caso di oggetti griffati, genera la certezza
che eBay l’abbia eliminata perché il prodotto era contraffatto, diffamando
automaticamente il venditore e facendolo apparire un truffatore. Se poi lo
stesso oggetto viene rimesso all’asta, gli osservatori non fanno più offerte
a quel venditore, ma si rivolgono ad altri: il danno e la beffa. Tra l’altro
quando un’asta viene rimossa dal database di eBay, il venditore non può
procedere con l’operazione di “relist item” (ripubblicazione), ma deve
riscrivere tutto, partendo da zero. Quando si spendono 3/4 ore al giorno per
lanciare le aste, con descrizioni, foto, costruzione dell’html, la
cancellazione vanifica una mole di lavoro non indifferente e costringe il
venditore a rifare tutto: in una settimana può succedere 10/15 volte. Per non
parlare delle perdite di tempo per rispondere alle domande sugli oggetti, prima
che l’asta sia cancellata o vinta da un fantomatico user. Ma l’arbitrio più
grave commesso da eBay è il seguente: quando elimina un’asta, restituisce le
spese di inserzione e incassa le provvigioni sul prezzo di vendita, nonostante
l’oggetto non sia stato venduto; eBay non procede alla restituzione della
somma se l’utente non protesta: tutto ciò ha il vago sapore
dell’appropriazione indebita. Moltiplicando questa procedura per tutte le aste
rimosse, eBay accumula ogni giorno somme di denaro ingenti da cui derivano
interessi bancari rilevanti.
5) Pagamenti -
L’uso della carta Postepay è vietato; eBay adduce tra i motivi del divieto la
poca sicurezza di Postepay, ma caldeggia il metodo di pagamento Paypal, la cui
sicurezza non è maggiore. Paypal si basa sul prelievo di denaro dalla carta di
credito: per ogni versamento vengono addebitate commissioni (fino al 7%) più
elevate di quelle di Postepay, in quanto Paypal, come detto, è una propaggine
di eBay. Il divieto, in territorio italiano, di un sistema di pagamento lecito
come Postepay, per favorire Paypal è un arbitrio: in questo caso è anche un
conflitto di interessi. E’ lo Stato Italiano che decide quali sono i mezzi di
pagamento leciti, nessuno può rifiutarsi di ricevere o effettuare pagamenti con
metodi legali.
6) Fatturazione -
Diversi utenti si vedono addebitare importi spropositati, soprattutto
nell’ultimo ciclo di fatturazione dell’anno, che poi vengono rettificati: è
un espediente di eBay Italia per rientrare nei limiti minimi di fatturato
imposti da ebay.com.
7) Feedbacks - Il
cosiddetto “feedback”, che dovrebbe dimostrare la serietà o meno di
acquirenti e venditori, dice solo da quanto tempo è iscritto un utente. Secondo
eBay è l’unico parametro di valutazione di chi vende e chi compra: se ciò
fosse vero, tutti i nuovi utenti sarebbero truffatori. Se ciò fosse vero, eBay
renderebbe il feedback obbligatorio e/o automatico. Se un utente vendesse per
anni oggetti di poco conto, per accumulare feedbacks positivi, e un giorno
decidesse di vendere diamanti, non sarebbe affatto credibile; anzi, sarebbe
sospetto. Ma i feedbacks sono inaffidabili anche per un altro motivo. Quando un
utente non paga un oggetto che si è aggiudicato, il venditore ha il diritto di
lasciargli un feedback negativo, in modo tale da avvertire gli altri utenti che
è disonesto; purtroppo però il venditore sa di non poterlo fare perché, per
ripicca o vendetta, l’acquirente ricambierebbe con la stessa moneta. Il
venditore quindi non solo deve subire il danno materiale di non aver incassato,
perché è stato impedito ad altri compratori di acquistare il suo oggetto, ma
anche il danno morale (commento negativo) e un ulteriore danno economico:
aspettare 10 giorni, prima di vedersi riaccreditare da eBay la tariffa di
aggiudicamento. La tariffa d’inserzione, al contrario, non viene rimborsata;
in tal modo eBay guadagna sulle spalle dei venditori, già danneggiati dai falsi
acquirenti. Quando poi il venditore chiede a eBay di cancellare l’eventuale
feedback negativo ricevuto e mantenere invece - con prove alla mano del mancato
pagamento - quello dell’acquirente fasullo, si vede rispondere che è un
problema che non compete ad eBay perché i feedbacks riguardano solo i rapporti
tra utenti. Però poi eBay si contraddice, aggiungendo che per eliminare il
feedback negativo ci si deve rivolgere ad un avvocato o, a pagamento, a
“Square Trade”, conciliatore di Paypal che, come già scritto, appartiene ad
eBay. Anche qui è palese il conflitto d’interessi. I feedbacks sono la più
grande mistificazione di eBay, l’inganno più subdolo.
8) Spese postali - Se
un venditore applica tariffe postali elevate, specificando che l’oggetto viene
inviato all’estero con spedizione celere, eBay gli cancella l’asta senza
avvertirlo e senza controllare se le spese postali sono congrue, perché pensa
che tali tariffe comprendano una parte del costo dell’oggetto, onde versare ad
eBay una percentuale più bassa sul prezzo di vendita. Il venditore quindi, per
non scoraggiare l’acquirente ed evitare la cancellazione dell’asta, è
costretto a pagarsi la metà delle tariffe di spedizione. Questo succede
soprattutto quando viene inviato un pacco con corriere espresso a tracciatura
universale, visibile anche all'estero, il cui costo è considerevole. Se poi
l’acquirente paga con Paypal, metodo preferito da eBay, e non riceve il pacco,
può aprire una contestazione. Ma un acquirente disonesto può aprirla anche
quando non lo riceve, perché se il venditore spedisce con altro metodo, pur con
obbligo di firma al ricevimento, in USA, Canada, Australia e molti Paesi europei
non è previsto riscontro di consegna. In questi casi Paypal considera
ugualmente valida la contestazione e dà ragione all’acquirente disonesto,
prelevando i soldi dal conto del venditore che, se non ha fondi, va in rosso e
non può più effettuare transazioni. Il venditore pertanto, per tutelarsi, è
obbligato a spedire con corriere espresso - obbligo che invece dovrebbe essere
imposto da eBay - ed applicare spese postali consistenti. Ma il rischio di
chiusura dell’asta rimane perché eBay considera un raggiro il costo elevato
delle spese di spedizione, anziché prendere in considerazione qualche forma di
tutela per l’utente.
9) Durata e pubblicazione
aste - Per alcuni oggetti griffati eBay ha introdotto il divieto di tenerli
all’asta per 1 o 3 giorni. Possono essere proposti per un minimo di 5 giorni e
un massimo di 10: eBay sostiene che in questo modo si scoraggia il mercato della
contraffazione, ma non spiega come né perché. In realtà è una violazione dei
diritti di venditori e acquirenti che, rispetto a tanti altri, non possono
vendere e comprare negli stessi tempi. Quando un venditore lancia un’asta, non
appare subito online. A detta di eBay esiste un meccanismo informatico che
permette di pubblicarla con un ritardo tra le 6 e le 12 ore (ed oltre) per
scoraggiare le vendite illegali. Anche questo è un danno per il venditore, che
vede apparire la sua proposta molto dopo, rispetto al momento in cui l’ha
lanciata, e vede diminuire il periodo di visibilità, ma non le tariffe di eBay.
Pure qui non si capisce come possa essere scoraggiata l’illegalità.
Ovviamente eBay ha ridotto la durata dell’inserzione, che decorre dal momento
del lancio, ma non ha ridotto, in proporzione, le spese d’inserzione che, per
le aste di 10 giorni, prevedono addirittura un sovrapprezzo (40 cents).
10) Rimborso spese -
Se un utente non paga l’oggetto aggiudicato, il venditore, dopo 7 giorni, può
aprire una disputa. Per chiuderla deve aspettare altri 7 giorni. Nel frattempo
però deve versare le spese ad eBay, altrimenti non può mettere altri oggetti
all'asta. Se invece ha inserito la carta di credito o di debito (prepagata) o il
conto bancario con pagamento automatico, la somma delle commissioni di eBay gli
viene prelevata comunque, anche se sarà restituita dopo 15 giorni: eBay così
accumula interessi bancari senza motivi plausibili.
Ciò
premesso, lo scrivente chiede al Vostro spettabile Ufficio di verificare le
informazioni di cui sopra, avere chiarimenti da eBay e Paypal ed eventualmente
procedere per le violazioni che riterrà opportuno sanzionare, compreso il
divieto, sia per eBay che per Paypal, di operare in Italia qualora non
rispettino le leggi del nostro ordinamento. Allega
articolo di “Rinascita” di marzo u.s., dal titolo “Ebay: verso l’usurocrazia
elettronica. Una struttura virtuale, un computer che genera profitti affossando
l’economia reale”.
Cagliari,
16/04/07
Giovanni Panunzio, resp. Telefono Antiplagio 3388385999 - www.antiplagio.org